Guida · Norme

Autoanalisi in farmacia, cosa dice la normativa

Le regole stanno nella lettera e del decreto 153 del 2009 e in un decreto del 16 dicembre 2010. Qui trovi i test ammessi e i limiti. E cosa è cambiato a fine 2025.

A cura della redazione di AppXpharmaAggiornato il 5 minuti di lettura

Cosa sono le autoanalisi in farmacia

Sono test che il paziente potrebbe gestire da solo, a casa. In farmacia li fa con un dispositivo per autodiagnosi. Se non è del tutto autosufficiente, lo aiuta un operatore sanitario. Così li definisce l'articolo 1 del decreto del 16 dicembre 2010.

Nelle premesse il decreto dice a cosa servono. Integrano gli esami dell'assistenza specialistica ambulatoriale.

I test che si possono fare

L'elenco sta nell'articolo 2 del decreto.

  • glicemia, colesterolo e trigliceridi;
  • emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi ed ematocrito, misurati in tempo reale;
  • alcuni componenti delle urine, come chetoni, nitriti, proteine e leucociti;
  • test di ovulazione, di gravidanza e di menopausa;
  • sangue occulto nelle feci, per il colon-retto.

L'elenco si aggiorna con un decreto del Ministro della Salute, d'intesa con le regioni (articolo 2, comma 2).

Per i servizi di secondo livello ci sono poi gli apparecchi dell'articolo 3, come quelli per la pressione e l'auto-spirometria. L'elenco completo è nella guida ai servizi in farmacia.

Cosa non si può fare

Non si usano apparecchi che prelevano sangue o plasma con siringhe o dispositivi simili. E resta esclusa ogni attività di prescrizione e di diagnosi. Lo dicono la lettera e del decreto 153 e l'articolo 1 del decreto del 2010.

C'è poi la lettera e-ter del decreto 153. Permette al farmacista i test diagnostici con prelievo di sangue capillare.

Gli spazi e le persone

L'articolo 4 chiede spazi dedicati e separati dagli altri ambienti. Lì gli apparecchi si usano e si conservano in sicurezza, e si rispetta la privacy. I dettagli li fissano le linee guida della regione.

Infermieri e operatori socio sanitari possono aiutare il cliente col test. Il titolare scrive i loro compiti in un documento. L'originale resta in farmacia, una copia va all'azienda sanitaria.

Chi aiuta col test deve conoscere gli apparecchi. E deve seguire un corso di aggiornamento almeno ogni tre anni.

Il titolare o il direttore risponde dell'installazione e della manutenzione degli apparecchi. Se un risultato è inesatto per una mancanza su queste, ne risponde lui (articolo 5).

Cosa ha cambiato la legge 182 del 2025

L'articolo 60 della legge 2 dicembre 2025, n. 182, ha tolto dalla lettera e le parole «rientranti nell'ambito dell'autocontrollo». Il decreto del 2010 è stato scritto prima, e parla ancora di test in autocontrollo.

La stessa legge permette di offrire i servizi anche in locali separati dalla farmacia, con l'autorizzazione dell'amministrazione sanitaria del territorio. Lo spieghiamo nella guida alla farmacia dei servizi.

Come organizzare i test

Un test dura pochi minuti, ma lo spazio dedicato è uno. Se i clienti prenotano, non arrivano tutti alla stessa ora. Con le prenotazioni online scelgono loro un orario libero.

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Domande frequenti

È possibile fare un'autodiagnosi in farmacia?
Sì, con i test per autodiagnosi elencati dal decreto del 16 dicembre 2010, come glicemia e colesterolo. La diagnosi invece resta esclusa per legge.
Quali autoanalisi si possono fare in farmacia?
Glicemia, colesterolo e trigliceridi. Emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi ed ematocrito. Poi alcuni valori delle urine, i test di ovulazione, gravidanza e menopausa, e il sangue occulto nelle feci.
La farmacia può fare il prelievo di sangue?
Con la siringa no, la legge lo esclude. Il farmacista può fare test con prelievo di sangue capillare, previsti dalla lettera e-ter.
Servono locali appositi per le autoanalisi?
Sì. L'articolo 4 del decreto del 2010 chiede spazi dedicati e separati dagli altri ambienti. I dettagli li fissano le linee guida regionali.

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